Marisa Vescovo


Dal cat. della mostra “Anacronismo Ipermanieri-smo”, Monte Frumentario, Anagni, 1984, Ed. Marsilio, 1984

Questi paesaggi “raccontano” un mondo che a noi sembra mai esistito, dove la luce è sempre morbida e crepuscolare, e la natura non cambia da una stagione all’altra, dove piccole lavandaie, o solitari pastori, si perdono nella vastità dello spazio, punteggiato da castelli che si confondono con l’ocra della terra. Giustamente lo stesso Bartolini dice che queste cose “riflettono una luce appena sufficiente a restituire quel senso di falso antico, come una sorta di sublimazione della malinconia, manie e trucchi dell’inconscio, provvidenziali interferenze sulla sintonia con l’immagine …”. Quella di Bartolini è una contemplazione lenta, ininterrotta, che si affida alla durata, sino a giungere alla chiarezza che è osservazione di una natura fantastica, di una poesia calma che vive dentro il paesaggio romano, dove però si sente sempre il filtro dell’intelletto, i procedimenti idealizzanti si nascondono sotto il grande mantello della naturalezza.