Gloria Gradassi


Artisti di marca, dal cat. della mostra, Stamperia dell’Arancio, Grottammare, 2000

Nel 1973, in pieno clima concettuale, Ubaldo Bartolini realizza Acrilico su setola, un piccolo paesaggio naturalistico dipinto sulle setole di un pennello. L’opera, vicina ad un’operazione duchampiana, contiene in sé una tautologia: il paesaggio, quindi l’immagine e la pittura, è già contenuto nel pennello, strumento del dipingere e metafora di creatività ed invenzione. Al di là dell’esibizione di un virtuosismo tecnico Bartolini, con questo suo capriccio, svela apertamente gli oggetti dei suo feticismo: la pittura e il paesaggio. Il suo sguardo non si posa sulla natura in presa diretta ma vaga in un’ ideale geografia riferibile ad una visione paesaggistica altamente culturalizzata, classica, quella seicentesca i cui emblemi più alti riconosciamo in Lorrain, Gaspard, Poussin, Dughet. Il culto della memoria, la citazione stemperata nella nostalgia, accolgono l’idea di una separazione dalla realtà, uno stacco netto rispetto alla vita che invece era stato il moto generatore dell’arte a cavallo tra ’60 e ’70. Al mito della natura intesa come contesto di forze vitali, questa pittura oppone l’illusione, il mito della storia dell’arte, affermando uno sguardo non puro ma mediato da riferimenti culturali che geneticamente s’installano tra l’atto dei vedere e la memoria e rimandano la percezione ad un’idea. Un’idea del paesaggio.