| Maurizio Calvesi: dal cat. della mostra Ubaldo Bartolini - Stefano Di Stasio. Gall. Pio Monti. Roma, 1985. |
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Mondrian è non solo il massimo ma anche il più emblematico degli astrattisti ed è questa sua seconda immagine che può essere confrontata, senza enfasi, al nostro Bartolini e ai suoi problemi, che del neoplasticismo mondrianeo mi paiono il perfetto contrario, o rovescio: non solo e non tanto perché dall'astrazione è risalito all'"albero", ma per la fissità del modulo ripetuto.
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| Maurizio Calvesi: dal cat. della mostra Pittori Anacronisti Italiani. Centro Cultural Conde Duque, Madrid, 1985. |
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Anche Ubaldo Bartolini come la più parte di questi pittori, ha una partenza concettuale, nel vivo degli anni Settanta. Allora espose il pennello come oggetto-feticcio (1972), matrice di un desiderio quasi impossibile: ma i vivi colori di quel desiderio erano stampati sulle setole ben pettinate e raggrumate del pennello, nelle forme schioccanti e delicate di un paesaggio macchiaiolo, dal cielo azzurro-azzurro, con un campo di grano giallo e ombroso e un casolare dal tetto rosso-rosso. Ancora dallusione ottocentesca sono i primi paesaggi dipinti alla fine del decennio, per poi formalizzare il motivo in uno stilema seicentesco, di paesaggio classico tra Poussin e Claudio di Lorena; inizialmente questo stilema ha unaura quasi pop di riproduzione della riproduzione e sembra rinviare alla scatola di cioccolatini o alla riproduzione Fabbri; ma rinviare alla scatola di cioccolatini o alla più vibrante e modulato, perviene al sostanziale recupero interno del modello. Bartolini realizza così il perfetto travestimento mentale nei panni di un canone della tradizione, assunto come luogo deputato della pittura pura.
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| Maurizio Calvesi: dal cat. della mostra Unalternativa Europea, Gallerie Civiche dArte Moderna, Ferrara. Ed. Vangelista, 1991. |
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I paesaggi di Bartolini partono pur sempre da uno schema classico ma piegano questo schema a una singolare stilizzazione della fantasia tra irreali andamenti ripidi o inclinati, riassumendo le masse in dorati controluce che le svuotano di ogni naturalismo.
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| Maurizio Calvesi: Ubaldo Bartolini. Ed.Riccardo Viola, Roma, 1991 |
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Bartolini, dal suo recupero concettuale, dal suo gioco di prototipi, si inoltra nel suo sogno "senza tempo". Il tempo storico in cui si è addentrato diventa una negazione del tempo e della storia, un sospeso nirvana. Il luogo perenne di una beatitudine descritta, serenamente raccontata; il racconto di una storia antica che riflette un'emozione attuale, un'emozione che invera il passato nel presente, annullandoli reciprocamente in un desiderio di durata. L'estasi trasforma appunto il tempo in durata, ma anche il tragitto della durata può svoltare; ogni sogno, anche il più beato, subisce le proprie trasformazioni. L'estasi di Bartolini è un viaggio, dunque uno spostamento: come quello delle sue figurine verso orizzonti lontani. Anzi Bartolini è una di quelle figurine viaggianti e di valle in valle raggiunge ora territori nuovi, diversi. Dai regni (classici e pittoreschi) dell'estasi raggiunge, tra il 1984 e il 1985, un paesaggio più irreale, dove si profilano forre e precipizi, attraversato da prospettive più sghembe, dunque un paesaggio più inquieto.
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| Maurizio Calvesi: dal cat. della mostra I Borghese, una committenza nel 1996. Fattoria Medicea, Monsummano Terme. Ed. Progetti Museali, 1996. |
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La vena romantica di Ubaldo Bartolini può essere paragonata a un mal sottile contratto in camice bianco, in un laboratorio di analisi dei virus pittorico, ovvero è il dietrofront di quel suo mentalismo che l'aveva portato, dall'inizio degli anni Settanta, a individuare nel genere convenzionale dei paesaggio uno stereotipo da esercitazione concettuale.
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| Maurizio Calvesi: dal cat. della mostra Novecento, Arte e Storia in Italia - Larte in Italia nel XX secolo. Scuderie Papali del Quirinale, Roma, 2000-2001. Ed. Skira, Milano, 2000. |
| La tendenza che prende il nome, anchesso provocatorio, di Anacronismo (con la variante alquanto prossima della Pittura Colta) associa a Mariani altri pittori tra cui Stefano Di Stasio e Ubaldo Bartolini. Questultimo, darea anchegli concettuale, isola nel 1971 lo strumento della pittura, il pennello, già presente nelle opere di Paolini e di Johns, per farne il supporto dellimmagine che è sua destinazione produrre. è il paradosso di un pennello che non dipinge ma riceve la pittura. Bartolini sceglie un paesaggio che viene eseguito frontalmente sulle setole del pennello, a da lì muove per fare di questo particolare genere della pittura, emblematico della sua stessa storia, loggetto di continue rielaborazioni, dal paesaggio stereotipo a paesaggio cartolina, al paesaggio classico, al paesaggio romantico, a invenzioni di paesaggio che introducono stilizzazioni o forme fantastiche, ispirate al motivo del Sublime nellincontro tra una piccola figura e lo spazio dilatato inarrivabile. I dipinti di Bartolini possono così suggerire unimmagine laica del trascendente dellarte come trascendenza con finissime qualità pittoriche. Le poetiche dellAnacronismo sottintendono un ruolo inattuale dellarte, ovvero reattivo allattualità dilagante del non valore. |
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